28 febbraio 2008

Cammini. I.

Ho riso
Perché a tutti piaceva che io ridessi
Ma non mi sono divertita.

Ho pianto
Perché per tutti era giusto che piangessi
Ma non ho sofferto.

Ho amato
Ciò che tutti mi hanno detto di amare
Ma non ho vissuto l’amore.

Ho cercato la mia strada
Dove tutti hanno detto di aver trovato la loro
Ma mi sono persa.

Davanti agli errori, ho commesso altri errori.
Ho riso e pianto per il mero gusto
di essere contro e diversa da tutti.

Ho amato con la sola idea
di poter soffrire d’amore.

Ho cercato la mia strada
nella rabbia e nel dolore.

Quando sono caduta
mi sono ritrovata a terra,
tremante e sconfitta,
ho capito tutti gli errori.

Mi sono sentita forte.
Mi sono rialzata.
Ho ripeso a camminare.

Sulla via ho pianto
quando stavo soffrendo;
ho riso di cuore
quando ero felice;
ho amato con l’anima
per vivere l’amore.

Ho guardato il cielo luminoso e
ho capito che ero sulla mia strada.
Pandino 27/2/2004
00:22

14 febbraio 2008

Bollettino Meteoropatico.

... ed è come se mi spogliassi, come se togliessi del tutto l'armatura ... e ho paura.

7/4/2003

Oggi è stata una splendida giornata di vento.
Quel vento gelido che ti entra nella pelle e si impossessa delle tue carni.
Ho sempre amato le giornate di vento.

È difficile accostare un’immagine al momento in cui s’inizia a vivere
ma sono certa che la vita vissuta finisca sempre nel vento.
La morte è nel vento che fa rotolare a spirale i detriti delle strade.
È in quel soffiare feroce e costante,
è in quel turbine d’aria gelida e tagliente.
Quando nulla avrà più senso,
quando niente avrà più corpo,
quando nessuno avrà più vita,
resterà solo il vento.
Il vento non lascia desolazione,
ma un dolcissimo senso di leggerezza,
come se il suo soffio impetuoso possa liberare l’anima.
Liberarla dalla zavorra che ogni giorno portiamo con noi,
una zavorra fatta di pensieri e ricordi,
di passioni e speranze,
di amore a d’odio,
di tristezza e allegria,
di vita e di morte.
Il vento dona agli animi più irrequieti quel piacevole senso di pace,
quella tranquillità velata di una consapevole tristezza
dove niente ha più importanza, dove tutto diventa futile.
Adoro sentire il gelo dell’aria accarezzare il mio spirito,
adoro soprattutto cullarmi in quella tristezza.
Allora sento che tutto ciò che mi ha ferita, umiliata e tradita
si perde per un instante appena nell’oblio della dimenticanza
e posso crogiolarmi nelle emozioni che il vivere fino in fondo,
nonostante tutto e tutti,
mi regala.
Irrequieta, ribelle, istintiva, indomabile, libera.
Io sono il vento.
Ora esco, il vento gelido mi aspetta.



Veent cunt'el pàss balòss
quell che vöri mea tirum via de dòss
slàrga el fiaa e bùfa in giir i stell,
lassa el to' disegn in sö la mia pell.
Tirum via la smàgia della mia pagüüra
e scancela el pass de quaand che gira l'ura
ciàpa i mè suspiir e porta indree i suriis …

Ventanas, Davide Van de Sfroos