14 giugno 2008

Fine di un era.

La porta è chiusa.
Sento
Ogni
Tua
Singola
Accusa.
Sento
Ogni
Tua
Singola
Preghiera.
Sento
Ogni
Tua
Singola
Lacrima.
Ma non apro.
Ne
Ora.
Ne
Mai.
Più.
Fine di un era, 12/06/2008

13 giugno 2008

Addio.

Addio.

Non è questo un addio da bicchiere levato al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie.

Non è questo un addio per cui se piangi e se ridi non piangi e non ridi con me.

Non è questo un addio ai monti né alle armi.


È solo un addio.

A te.

Amica mia.

Siamo state i due gusci della medesima conchiglia.

Simili ma eternamente opposte.


Il tempo ci ha logorate.

Abbiamo pianto.

E nel pianto siamo divenute polvere.

Abbiamo continuato.

E sperato.

E perdonato.

Ma non è bastato.


Ora, adesso, qui siamo divenute altro.


Io sono vento.


E tu?

Tu sei un sasso perfettamente levigato,

che dal vento non può più essere trasportato.

Addio.


Addio e a Dio, 12/6/2008

7 giugno 2008

Barbie Farfalla





Amore, mi passi il sale?

Certo Cara!


Tesoro, che bei fiori!

Per il mio fiorellino!


Vuoi sposarmi?

Si! Evviva .. che bel diamante!


Petali rosa.

Languidi sguardi.

Prati da soap opera.

Cieli stellati in auto lussuose.

Camicette abbottonate.


Tienimi la mano.

Proteggimi!


Romantici pompini.


Ora vomito.

No, vomito prima io.

Troppo cinismo.

Troppo sarcasmo.

Troppa libertà.


Siamo vermi non Barbie Farfalle!



5/6/2008

5 giugno 2008

Che cos'è.

Slaciugo!

Chiamalo come ti pare.
Sentimento.
Sconvolgimento.
Emozione.
Sensazione.
Credi che cambi qualcosa?

Cercalo dove preferisci stare.
In un prato.
In città.
Chiuso in casa.
Nella tua testa o nella mia.
Credi di poterlo trovare?

Non lo conosci.
Non lo capisci.
Non lo vuoi addosso.
Non ne puoi fare a meno.

È un brivido.
Un odore.
Un pallore.
Un rancore.
Un dolore.
Un raffreddore.

È amore.
Fanculo …
È solo amore.

... mi fa male il cuore ma sono finalmente tornata alla vita ...

Pandino, 5.06.2008






14 maggio 2008

Polvere.

Quando io morirò tu piangerai
Quando io morirò tu mi chiamerai
Chiamerai il mio nome con rabbia odio e rancore
Lo chiamerai di fronte al mare
Lo chiamerai nel vento
Lo chiamerai mentre il sole ti brucerà gli occhi
E sentirai nelle tue urla
La dolcezza, il dolore, l’amore e la gioia d’avermi avuta.

Quando io morirò tu mi cercherai
Cercherai a casa mia, a Spezia, nei prati, nei fossi e nei fiori.
Cercherai tra le righe del decimo giorno di Agosto
Nell’immensa luce di un mattino
Nell’infinita aridità di sovrumani silenzi.
Cercherai nella mia musica, nelle mie canzoni.
In un Dio che è morto e poi risorto
E in un giudice tanto simile a me in statura e in perfidia.
Cercherai tra le mie inutili parole
Lasciate su un orrendo quaderno arancio.

Quando io morirò tu mi vedrai
Mi vedrai allo specchio nei pori della tua pelle
Mi vedrai in un bouquette di rose rosse
Mi vedrai nell’innocenza e nella curiosità di un bambino
Mi vedrai camminando per strada
Mi vedrai annusando il naturale odore di libertà dell’aria.

Quando io morirò tu verserai fiumi di lacrime
Rifiuterai l’aiuto di tutti
Pregherai in un Dio in cui non abbiamo mai creduto
Cercherai risposte ad irrisolvibili questioni

Quando io morirò tu...

Tu non so cosa farai ma non spegnere mai
Quella dolce luce dei tuoi occhi
Con cui ancora mi riscalderei.
??/??/????
Rivista poi 22/7/2002 e 15/12/2002




9 maggio 2008

Non vedi niente.

Sono di fronte a te.


Brucio in una fiamma dorata,
è il mio spirito inquieto.

Il vento scuote i miei ricci,
è la mia imprevedibile anima.

La terra sotto di me si lacera con profonde voragini,
sono la forza e la rabbia che ho dentro.

Una candida rugiada scorre lungo le mani e gli occhi,
sono la purezza e la dolcezza.



Mi guardi.

E vedi tutto.



Sei un lembo di niente
trasportato dal vento,
sciolto nell’acqua,
assorbito dalla terra,
arso dal fuoco.

Vorresti ma non puoi.
Vorresti ma non sai.

Ti avvicini.



Vacilli sulla terra lacerata che blocca i tuoi passi.
Allunghi le mani bruciate dalle fiamme.
Chiudi gli occhi feriti dal vento rabbioso.
Anneghi nel silenzio della rugiada divenuta onda.



Ti guardi.

Non vedi niente.



Pandino 24/11/2004
Rivista il 31/3/2005
Rivista il 3/9/2006

Mutazione (ancora pessime rime).

Ho scritto trasudando odio.

Ripreso suoni che tagliassero la lingua.
Cercato parole che ferissero le orecchie.
Usato immagini repellenti e ripugnanti.

Ho creato poesia che toccasse la vita dilaniata.

Poi, d’incanto, tu.

La carne si è fatta corpo;
il sangue, linfa vitale;
le ferite, semplici segni;
il tumulto dell’anima, pace.



Ed io che ieri ho scritto di rancore
oggi scrivo d’amore.



Montanaso 26/02/2005
h. 15.30
poi Pandino 27/02/2005 h. 19.05
Pandino 8/9/2007

8 aprile 2008

Poemetto sull'apparente senso della vita

Pandino, 1/1/2004
Panta rei.
Tutto passa tutto se ne va.
C’è un momento in cui capisci che il tempo
ti scorre inesorabilmente addosso
privandoti di tutto ciò che ami,
senza distinzione per niente e nessuno.
Quello è il momento in cui ti chiedi quale sia
il segreto per poter vivere pienamente ogni istante,
prima che questo ti venga rovinosamente strappato.



E allora ti fermi a riflettere.
Pensi a quel briciolo di vita vissuta che hai alle spalle.

Pensi a tre anni prima quando la notte di San Silvestro
hai dedicato tutte le tue attenzioni a quel ragazzo
che hai amato per tanto troppo tempo
senza avere il coraggio di ammettere
che forse stavi vivendo il sogno di qualcun’altra.
E pensi a quei lunghi ultimi mesi in cui ti sentivi imprigionata
in un futuro che non sentivi tuo.
Pensi a quanto avresti voluto essere più forte
e a quanto avresti voluto avere tu il coraggio di dire “Addio”.

E pensi a ieri quando insieme a una manciata dei tuoi amici
Hai salutato l’anno vecchio sperando che nessuno si accorgesse
Di quanto avresti voluto piangere.
E ti fermi a riflettere sul fatto che non era un amore finito male
a farti sentire persa o impotente, ma la consapevolezza
che ciò che ti è stato tolto, nessuno te lo potrà più ridare.

E pensi a 2 minuti fa quando ti sei resa conto
che tra un giorno, un mese o un anno i tuoi pensieri
potrebbero non essere più per lo stesso lui
a cui hai permesso di farti sentire ancora così sola.



E il passo è breve.
Le riflessioni lasciano spazio ai ricordi.

Ricordi quanta paura hai provato quando ti dissero che il tuo
inossidabile papà aveva l’epatite.
Ricordi quando andasti a trovarlo in ospedale e lui ti lesse
un racconto di Benni, e ricordi come quelle pagine lette
pochi mesi prima ti sembrassero incredibilmente divertenti
attraverso la dolce voce di tuo padre.
Ricordi i due mesi che passaste insieme quando tornò a casa
e tutte le volte che avete riso e scherzato insieme.
Ricordi il suo sguardo il primo giorno d’università e
l’attimo in cui ti sei sentita piccola come se fosse
il primo giorno di scuola elementare.

Poi mentre fissi il soffitto al buio e fingi di dormire,
senti il passo pesante di tua madre che viene in camera tua
ti fissa in silenzio e ancora assonnata ti accarezza.
Ti ritrovi così a pensarla mentre solo qualche giorno prima
si è infilata nel tuo letto piangendo perché lei rivoleva
Il suo, il tuo, il vostro Miri.

E ricordi quel senso d’impotenza e imbarazzo che hai
dovuto sopprimere in fretta e ti fermi a riflettere pensando a quella
voce che dentro di te rivendicava il tuo ruolo, ricordandoti,
un po’ infantilmente, di essere tu la bambina da consolare!
E nonostante gli sforzi che hai fatto durante tutta la giornata
non riesci a trattenere le lacrime quando la tua memoria
rievoca quel musino peloso che gironzolava padrone per casa.

E ti muovi furiosamente, ti chiedi se stai impazzendo
perché non vuoi e non puoi trattenerti dal gridare il suo nome,
dal cercare il suo odore, dal sentire i suoi rumori,
fino al punto in cui ti accucci in un angolo, abbandonata al dolore,
e non riesci ad ammettere di essere stata sconfitta dalla malattia,
di esserti sentita anche solo per un attimo tradita da Dio.



Quello è il momento.
Il momento in cui capisci.

Capisci che puoi vivere come se il tempo non esista,
perché il tempo ti appartiene.

Ti appartiene mentre guardi i tuoi invecchiare
e avere improvvisamente bisogno di te come sostegno.

Ti appartiene quando attraversi una immensa città sconosciuta
alla ricerca di chissà quale grande biblioteca,
senza avere paura dello straniero o del diverso.

Ti appartiene durante una giornata di lavoro, un esame,
un film commovente, una risata con le amiche, uno sguardo.
Capisci che non importa quanto grandi siano stati i tuoi amori
ma quanto questi ti abbiano segnata, quanto ti abbiano ferita,
quanto ti abbiano fatta crescere, quanto ti abbiano fatta sentire unica.

Capisci che la vita, tutta la vita, è costellata da piccole e grandi emozioni
che ti fanno cambiare, che ti fanno passare da bambina a donna.

Capisci che si ha davvero vent’anni una volta sola,
capisci che nessuno è immortale,
che la morte è una realtà viva e vicina.

Capisci che sono lo scorrere del tempo,
la desolazione del dolore e
l’inevitabilità della morte
a rendere questa vita degna di essere vissuta.

Capisci che non sei una pazza solo perché qualche volta,
mentre nessuno ti vede,
corri alla finestra e fissi quel po’ di terra spostata sotto il tuo pino,
consapevole che lì sotto hanno sepolto un pezzo di te.

Capisci che è lì nel sapore di ogni singola lacrima
Il luogo in cui si nasconde il segreto.



E quando ti sembra che non ci sia più niente da capire,
asciughi le tue lacrime, alzi la testa
e ricominci dall’unica cosa che sai fare bene,
cioè vivere.

1 marzo 2008

Spilli.

Ma in fine, la vita debb’essere viva, cioè vera vita;
o la morte la supera incomparabilmente di pregio.
Dialogo di un fisico e di un metafisico
G. Leopardi
Mattina.
6.45, gelo.
Balcone.
Preoccupazioni.
Pensieri.
Il pino.
Le stelle.
La luna.
Sbadiglio.

Giornataccia.
Stanchezza.
Nervosismo.
Stress.
Telefono.
Pronto?
Ciao Culona!
Ciao Nasona.
Come stai?
Adesso meglio.
Risate.
Giochi.
Aneddoti.
Ieri.
Oggi.
Domani?
Domani.

Libri.
Sartre, Barthes, Fish.
Interesse.
Noia.
Interesse, noia.
Distrazione.
Telefilm, romanzi, poesie.
Sabato, lui, l’altro, tu.
Le amiche, le chiacchere.
L’esame.
Sospiri.
Libri.

Dovresti fare sport.
Metti la gonna.
Hai fatto i peli?
Con qualche centimetro in più…
Voci.
Tedio.
Inutile.

Tramonto.
Niente.
Luna e stelle.
Niente.
Fiori e farfalle.
Dolci parole.
Sguardi innamorati.
Niente, niente e ancora niente.
Dove la trovo?
Urla.
Una cimice.
Ribrezzo.
Brioches.
Cicatrice.
Rabbia.
Un feretro.
Una mela marcia.
Un rutto.
Disgusto.
Ispirazione.
Versi.

Domanda.
Non ho capito.
Domanda.
Non ho capito.
Domanda.
Si.
Non hai capito vero?
Sorrisi.
Sguardi.
Baci.
Ti amo.
(Io no, non lo so). Anch’io.
1 anno e mezzo.
Giochi, scherzi, dolcezza.
Primo amore.
Prima volta.
Affetto.
Liti.
Lontananza.
Silenzi.
Altri occhi, altri sorrisi.
Non ti amo più.
(Grazie al cielo). Non lasciarmi.
Paura.
Mesi.
Altri occhi, altri sorrisi.
Altre labbra.
Altra io.

Corpi.
Mani.
Pelle.
Profumo.
Desiderio.
Sussurri.
Sussulti.
Sospiri.
Sesso.

Fatti non foste…
Diceva gesuitico e tardo.
Chi?
Lo zio di molto riguardo.
Ho un carattere malsano.
Mamma dice poco urbano.
Morrò pecora nera.
Vecchioni.
De Gregori.
Timandro, Tristano.
E Capenna?
…a viver come bruti…
Il genere umano non ha di che sperare.
Naufragare dolcemente.
Pascoli, i cipressetti.
Mastica e sputa.
La bicicletta di Irish.
Una storia sbagliata!
Il rosso saggio.
Fumare e scrivere.
Bertè, Martini.
Stasera sono qui.
Faccio male a ridere di te?
Forse, ma forse, ma si!
L’oro si aspetta…
Praga, Bologna, Genova.
Venezia?
No.
Perché?
Muore Stefania.
…ma per seguir virtute e canoscenza.

Vento.
Rabbia?
Adrenalina?
Emozioni?
Preoccupazioni?
Lui?
Lei?
Nervosismo?
Esami?
Lavoro?
Stanchezza?
Niente.
Solo pace.
Solo vento.

Portovenere.
Mare, vivai delle cozze.
4 alberi.
Ricordi.
Dolore.
Rabbia.
Dove sei?
Ovunque.
Negl’alberi?
Si.
Nel mare?
Nel mare. Nel sole. Nel cielo. Nel vento.
Ovunque.
Non ti vedo.
Ma mi senti?
Sempre.
Lasciami andare.
Non posso.
Tu puoi tutto.
Addio?
Mai.
Arrivederci?
Silenzio e mare.

Il 18 maggio.
19, 20, 21…
Niente.
24.
Maggio.
Urgenza.
Anestesia.
Cesareo.
Risveglio.
È brutta, ti assomiglia.
Grazie.

Stefania Angelica.
Solo di nome.

Sorriso.
Ancora gelo.
Le 7.
Strane sensazioni.
Dolcezza.
Tristezza.
Pace.
Che cos’è?
Il pino?
Il vento?
O la luna?
È solo un gioco…
È solo vita.
SS Paullese, 25/01/2005
h. 7.05