14 maggio 2008

Polvere.

Quando io morirò tu piangerai
Quando io morirò tu mi chiamerai
Chiamerai il mio nome con rabbia odio e rancore
Lo chiamerai di fronte al mare
Lo chiamerai nel vento
Lo chiamerai mentre il sole ti brucerà gli occhi
E sentirai nelle tue urla
La dolcezza, il dolore, l’amore e la gioia d’avermi avuta.

Quando io morirò tu mi cercherai
Cercherai a casa mia, a Spezia, nei prati, nei fossi e nei fiori.
Cercherai tra le righe del decimo giorno di Agosto
Nell’immensa luce di un mattino
Nell’infinita aridità di sovrumani silenzi.
Cercherai nella mia musica, nelle mie canzoni.
In un Dio che è morto e poi risorto
E in un giudice tanto simile a me in statura e in perfidia.
Cercherai tra le mie inutili parole
Lasciate su un orrendo quaderno arancio.

Quando io morirò tu mi vedrai
Mi vedrai allo specchio nei pori della tua pelle
Mi vedrai in un bouquette di rose rosse
Mi vedrai nell’innocenza e nella curiosità di un bambino
Mi vedrai camminando per strada
Mi vedrai annusando il naturale odore di libertà dell’aria.

Quando io morirò tu verserai fiumi di lacrime
Rifiuterai l’aiuto di tutti
Pregherai in un Dio in cui non abbiamo mai creduto
Cercherai risposte ad irrisolvibili questioni

Quando io morirò tu...

Tu non so cosa farai ma non spegnere mai
Quella dolce luce dei tuoi occhi
Con cui ancora mi riscalderei.
??/??/????
Rivista poi 22/7/2002 e 15/12/2002




9 maggio 2008

Non vedi niente.

Sono di fronte a te.


Brucio in una fiamma dorata,
è il mio spirito inquieto.

Il vento scuote i miei ricci,
è la mia imprevedibile anima.

La terra sotto di me si lacera con profonde voragini,
sono la forza e la rabbia che ho dentro.

Una candida rugiada scorre lungo le mani e gli occhi,
sono la purezza e la dolcezza.



Mi guardi.

E vedi tutto.



Sei un lembo di niente
trasportato dal vento,
sciolto nell’acqua,
assorbito dalla terra,
arso dal fuoco.

Vorresti ma non puoi.
Vorresti ma non sai.

Ti avvicini.



Vacilli sulla terra lacerata che blocca i tuoi passi.
Allunghi le mani bruciate dalle fiamme.
Chiudi gli occhi feriti dal vento rabbioso.
Anneghi nel silenzio della rugiada divenuta onda.



Ti guardi.

Non vedi niente.



Pandino 24/11/2004
Rivista il 31/3/2005
Rivista il 3/9/2006

Mutazione (ancora pessime rime).

Ho scritto trasudando odio.

Ripreso suoni che tagliassero la lingua.
Cercato parole che ferissero le orecchie.
Usato immagini repellenti e ripugnanti.

Ho creato poesia che toccasse la vita dilaniata.

Poi, d’incanto, tu.

La carne si è fatta corpo;
il sangue, linfa vitale;
le ferite, semplici segni;
il tumulto dell’anima, pace.



Ed io che ieri ho scritto di rancore
oggi scrivo d’amore.



Montanaso 26/02/2005
h. 15.30
poi Pandino 27/02/2005 h. 19.05
Pandino 8/9/2007