Questa è la storia di una biscia nera, enorme e anche un po’ molto incazzata …
Tu sei una biscia.
Strisci. Lenta, cauta.
Ti insinui negli spazi angusti
e attacchi quando nessuno ti osserva.
Sibili. E il tuo è un sibilo che consuma e usura.
Tutto ciò che incontri,
tutto ciò che contamini.
Deperisce.
Marcisce.
Sei una di quelle parole che
graffiano le orecchie.
Sei l’odore acre di una scoreggia
silenziosa e attesa da giorni.
Sei la malattia.
Un malore, un tumore.
Sei la rabbia che acceca
e il desiderio che si spegne.
… e quanta merda mi han tirato addosso …
… e a chi tirava gliel’ho spiaccicata in faccia …
Mi ricordo di te.
So cosa hai fatto.
Riconosco i segni del tuo veleno sulla mia pelle.
Distinguo il suo sapore in bocca.
Sento il suo odore tra quello di mille altri veleni.
Te ne stai ancora arroccata sul tuo risentimento
come se fosse l’unico ricordo mio, tuo, suo.
Non ragioni
perché non hai testa.
Non pensi
perché non hai pensieri.
Non hai profondità ma vai a fondo.
Non hai amore ma lo fai.
Non hai rispetto ma ne vanti il diritto.
Non hai anima ma cerchi di salvartela.
… comunque resta un biscione! Una cosa brutta!
Intorno a te resta solo quello che sei.
E non c’è niente.
Io semino piccoli semi figli del vento.
Chi semina vento raccoglie tempesta.
Chi non semina niente, muore di fame.
Crema 12/02/2009
h. 20.34
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