8 aprile 2008

Poemetto sull'apparente senso della vita

Pandino, 1/1/2004
Panta rei.
Tutto passa tutto se ne va.
C’è un momento in cui capisci che il tempo
ti scorre inesorabilmente addosso
privandoti di tutto ciò che ami,
senza distinzione per niente e nessuno.
Quello è il momento in cui ti chiedi quale sia
il segreto per poter vivere pienamente ogni istante,
prima che questo ti venga rovinosamente strappato.



E allora ti fermi a riflettere.
Pensi a quel briciolo di vita vissuta che hai alle spalle.

Pensi a tre anni prima quando la notte di San Silvestro
hai dedicato tutte le tue attenzioni a quel ragazzo
che hai amato per tanto troppo tempo
senza avere il coraggio di ammettere
che forse stavi vivendo il sogno di qualcun’altra.
E pensi a quei lunghi ultimi mesi in cui ti sentivi imprigionata
in un futuro che non sentivi tuo.
Pensi a quanto avresti voluto essere più forte
e a quanto avresti voluto avere tu il coraggio di dire “Addio”.

E pensi a ieri quando insieme a una manciata dei tuoi amici
Hai salutato l’anno vecchio sperando che nessuno si accorgesse
Di quanto avresti voluto piangere.
E ti fermi a riflettere sul fatto che non era un amore finito male
a farti sentire persa o impotente, ma la consapevolezza
che ciò che ti è stato tolto, nessuno te lo potrà più ridare.

E pensi a 2 minuti fa quando ti sei resa conto
che tra un giorno, un mese o un anno i tuoi pensieri
potrebbero non essere più per lo stesso lui
a cui hai permesso di farti sentire ancora così sola.



E il passo è breve.
Le riflessioni lasciano spazio ai ricordi.

Ricordi quanta paura hai provato quando ti dissero che il tuo
inossidabile papà aveva l’epatite.
Ricordi quando andasti a trovarlo in ospedale e lui ti lesse
un racconto di Benni, e ricordi come quelle pagine lette
pochi mesi prima ti sembrassero incredibilmente divertenti
attraverso la dolce voce di tuo padre.
Ricordi i due mesi che passaste insieme quando tornò a casa
e tutte le volte che avete riso e scherzato insieme.
Ricordi il suo sguardo il primo giorno d’università e
l’attimo in cui ti sei sentita piccola come se fosse
il primo giorno di scuola elementare.

Poi mentre fissi il soffitto al buio e fingi di dormire,
senti il passo pesante di tua madre che viene in camera tua
ti fissa in silenzio e ancora assonnata ti accarezza.
Ti ritrovi così a pensarla mentre solo qualche giorno prima
si è infilata nel tuo letto piangendo perché lei rivoleva
Il suo, il tuo, il vostro Miri.

E ricordi quel senso d’impotenza e imbarazzo che hai
dovuto sopprimere in fretta e ti fermi a riflettere pensando a quella
voce che dentro di te rivendicava il tuo ruolo, ricordandoti,
un po’ infantilmente, di essere tu la bambina da consolare!
E nonostante gli sforzi che hai fatto durante tutta la giornata
non riesci a trattenere le lacrime quando la tua memoria
rievoca quel musino peloso che gironzolava padrone per casa.

E ti muovi furiosamente, ti chiedi se stai impazzendo
perché non vuoi e non puoi trattenerti dal gridare il suo nome,
dal cercare il suo odore, dal sentire i suoi rumori,
fino al punto in cui ti accucci in un angolo, abbandonata al dolore,
e non riesci ad ammettere di essere stata sconfitta dalla malattia,
di esserti sentita anche solo per un attimo tradita da Dio.



Quello è il momento.
Il momento in cui capisci.

Capisci che puoi vivere come se il tempo non esista,
perché il tempo ti appartiene.

Ti appartiene mentre guardi i tuoi invecchiare
e avere improvvisamente bisogno di te come sostegno.

Ti appartiene quando attraversi una immensa città sconosciuta
alla ricerca di chissà quale grande biblioteca,
senza avere paura dello straniero o del diverso.

Ti appartiene durante una giornata di lavoro, un esame,
un film commovente, una risata con le amiche, uno sguardo.
Capisci che non importa quanto grandi siano stati i tuoi amori
ma quanto questi ti abbiano segnata, quanto ti abbiano ferita,
quanto ti abbiano fatta crescere, quanto ti abbiano fatta sentire unica.

Capisci che la vita, tutta la vita, è costellata da piccole e grandi emozioni
che ti fanno cambiare, che ti fanno passare da bambina a donna.

Capisci che si ha davvero vent’anni una volta sola,
capisci che nessuno è immortale,
che la morte è una realtà viva e vicina.

Capisci che sono lo scorrere del tempo,
la desolazione del dolore e
l’inevitabilità della morte
a rendere questa vita degna di essere vissuta.

Capisci che non sei una pazza solo perché qualche volta,
mentre nessuno ti vede,
corri alla finestra e fissi quel po’ di terra spostata sotto il tuo pino,
consapevole che lì sotto hanno sepolto un pezzo di te.

Capisci che è lì nel sapore di ogni singola lacrima
Il luogo in cui si nasconde il segreto.



E quando ti sembra che non ci sia più niente da capire,
asciughi le tue lacrime, alzi la testa
e ricominci dall’unica cosa che sai fare bene,
cioè vivere.

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