Guardami.
Guarda le mie gambe.
Le mie braccia.
Il mio corpo ormai di una donna.
Toccami.
Tocca le mie mani.
Le mie guance.
La mia pelle.
Abbracciami.
Abbraccia quest’essere.
Stringi il suo torace.
E guarda i suoi occhi.
Quegl’occhi quelli che tu hai forgiato.
Quelli della nonna.
Guarda attraverso di essi.
Guarda la mia anima.
Da te plasmata.
Da te cresciuta.
E a te ispirata.
Toccala.
Tocca la mia anima
Tocca i suoi punti più nascosti.
Tocca quel senso di precarietà e paura.
Tocca i suoi pensieri le sue idee i suoi credo.
Abbracciala.
Abbraccia la mia anima, Mamma.
Proteggila, Mamma.
Proteggila da questo senso di smarrimento.
E da me stessa.
Proteggila e Stringila.
Come se volessi farmi tornare
in quel ventre in cui tu mi hai creata…
E ora Mamma?
Ora lascia che la mia anima sia libera.
Lascia che io corpo e anima possa andare.
Lasciami affrontare il mondo.
Perché ora mi sento in grado di farlo.
Ora che mi hai guardata.
Ora che ho sentito la luce dei tuoi occhi
entrare nei miei
per infondermi quella fiducia
che nessuno mai più mi saprà dare.
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